Acireale

Acireale, tra Etna e Jonio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Acireale, tra Etna e Jonio

di Alec Frey

 

Aci e Galatea, e, necessariamente, Polifemo. La dolcezza di un amore, la distruzione del fuoco e il frastuono della terra che trema.

Così è nata Acireale, questo dice la leggenda. Che, in fondo, comprende appieno le caratteristiche di questa città: sospesa sopra il mare – non dimentichiamo che Polifemo era uno dei figli di Poseidone, del Nettuno dei romani – alle pendici del più grande vulcano d’Europa, con cui è legata da un patto di fuoco.

Un antico terremoto, precedente ancora a quelli disastrosi del diciassettesimo secolo, deve avere aperto la terra da cui è sgorgata l’acqua del torrente in cui il mito vuole si sia traformato Aci, il giovane bellissimo e infelice pastore amato da Galatea. Al di là di leggende e miti, Acireale possiede una sua magìa particolare, e visitarla può darvi la sensazione di essere in un attimo sospeso, come in bilico tra due mondi.

C’é di più: Acireale ha in sè, praticamente, tutte le caratteristiche essenziali della Sicilia, compreso il barocco. Ve lo possono comunicare, dall’esterno, le dieci statue, le dieci figure bibliche che proteggono la chiesa di San Sebastiano. Entrate, e troverete i grandiosi affreschi di Pietro Paolo Vasta – non perdetevi il pulpito, magnifico per la madreperla dei suoi intarsi.

Siete dunque nel centro della città, e a poca distanza potete raggiungere la  Piazza del Duomo, con i suoi due campanili e il chiostro leggero che sormonta le trine di un pregevole rosone. E pensare che tutto questo è frutto della ricostruzione, dopo il devastante terremoto che nella notte dell’11 gennaio 1693 rase al suolo la città.

A chiudere il lato occidentale della piazza c’è poi la magnificenza della balconata del palazzo comunale, una teoria affascinante e suggestiva di mascheroni diabolici e mostruosi, che paiono nati da un incubo creativo che si potrebbe pensare appannaggio di artisti nordici, uscito dalle nebbie di un freddo paesaggio settentrionale, mentre qui fanno da contrappunto al blu pieno del cielo mediterraneo in tutta la sua calda ricchezza. Non siamo noi a doverci spaventare per quelle bocche irte di zanne e per gli occhi di pietra spalancati: sono un monito per allontanare le forze malvage e distruttive di sconosciute potenze naturali. Una sorta di grottesco scongiuro che è diventato arte.

Così, quando siete in questa piazza – il cuore di Acireale – in una profumata e calda giornata primaverile, potete sedervi al piccolo chiosco per una bibita, prima di riprendere la visita lungo il Corso Umberto, vetrina cittadina in cui convergono le stradine che scendono verso il mare. Ma non al mare, perché le acque dello Jonio sono più in basso, al di sotto del grande scalino roccioso su cui poggia la città. Potete ammirarne l’azzurro cobalto dall’alto dei giardini – e scoprire nell’ombra fresca della fontana con il dignitoso cigno la scultura che eterna la vicenda di Aci e Galatea.

Però al mare dovete scendere, a Santa Maria la Scala, borgo marinaro che è il mare di Acireale, con le tracce della nascita antichissima del vulcano che è sorto da queste acque, prima ancora che uno strano animale a due gambe, l’animale uomo, facesse la sua comparsa in questa terra di Sicilia.

Una lingua di sabbia riparata dal molo ospita barche di pescatori, sul lungomare potrete riscoprire i sapori freschi del mare nei due ristoranti che vi offrono una cucina che richiama buongustai da ogni parte di Sicilia.

Lo stesso discorso vale per Pozzillo, altro borgo ancora più antico, porticcciolo che ha ospitato le barche dei pescatori di epoca verghiana, sapore salso che può inebriare.

E allora, specialmente se siete vicini al tramonto, andate sulla parte più esterna del molo e guardate in alto, dalla parte opposta al mare. Vedrete uno spettacolo che non ha uguali in nessuna altra parte dell’isola: la maestosità dell’Etna incoronato dal suo pennacchio di fumo, spesso una bianca scia che il sole basso accende di rosso.

Se avrete quest’occasione tornerete,  magari in altra stagione, magari per immergervi nella festa di uno dei carnevali più famosi d’Italia. L’altro aspetto di questa cittadina unica, sospesa sopra il mare e spalleggiata da una montagna di fuoco.

 

 

 

 

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