TRA MITO E REALTA'

Una provincia giovane millenni

Sicani, siculi, greci, romani, arabi, normanni, bizantini, francesi e spagnoli: dominazioni, culture e genti che, nel corso dei millenni, hanno trasformato il territorio ennese in un immenso museo naturale, tutto da ammirare e da scoprire

di Emilio Barbera

Volgendo lo sguardo dalle sommità della città capoluogo più alta d'Italia, qualunque sia l'orizzonte di riferimento, è possibile scorgere uno dei panorami più suggestivi dell'entroterra siciliano: immense vallate, seguendo un percorso delicatamente sinuoso, si distendono colorate di verde, ma anche di giallo o di bruno bruciato a seconda delle stagioni, quasi del tutto spoglie di alberi, a testimonianza di un antico glorioso passato che le volle "granaio" dell'impero dei Cesari, delimitate da monti che da queste parti sembrano altissimi, soprattutto quando sono ricoperti di neve. Gli specchi d'acqua, naturali o creati dall'uomo, confondono il loro azzurro con quello del cielo. I pini e gli eucalipti, saggiamente sparsi qua e là in piccoli boschi, aggiungono profumo all'aria che non manca mai di annunciare l'imminente stagione di turno. E ancora i paesi, piccoli e grandi, incastonati in quei monti, adagiati su quelle colline, addormentati in quelle valli. Su tutto, e su tutti, sembra posarsi imponente la "montagna": l'Etna.

Enna - Il castello di Lombardia

Il territorio della provincia di Enna (2550 chilometri quadrati e 200 mila abitanti distribuiti in venti comuni) conserva ancora intatto il fascino di una bellezza naturale dal passato millenario e ancora vivo nelle sue aree archeologiche, nei castelli, nei borghi e nelle antiche strade dei suoi paesi, che ricordano, a chi guarda anche distrattamente, i fasti dei popoli che vi hanno vissuto. Così il Castello di Lombardia, l'imponente fortezza di Federico II che fece meritare a Henna l'appellativo di Urbs inexpugnabilis; il suggestivo fortilizio rupestre di Sperlinga del periodo pre-greco, dove i "Vespri" nulla poterono nella loro insurrezione contro i francesi; e ancora il castello aragonese di Piazza Armerina, quello di Pietraperzia e di Gresti a Valguarnera.

Resti ancora più antichi testimoniano l'importanza del territorio, vastissima è infatti l'area archeologica: dalle località meno conosciute come Montagna di Marzo e Cozzo Matrice nei pressi di Enna alla Villa Romana del Casale di Piazza Armerina con i suoi splendidi mosaici, all'antica città siculo-greca di Morgantina (Aidone), alla necropoli di Realmese del IX secolo a. C. vicino Calascibetta, ai ritrovamenti di Centuripe e Assoro, da anni preda dei "tombaroli".

La mitologia vuole che Plutone rapisse Proserpina, la dolce figlia di Cerere, dea della fecondità, sulle sponde del lago di Pergusa, da sempre epicentro dei miti più antichi della Sicilia legati alla fertilità e alla terra. Del passato, oltre che i resti, rimangono oggi anche antiche tradizioni religiose: l'abbiata di nuciddi a San Silvestro (Troina, 2 gennaio), l'artara di San Giuseppe (Leonforte, 19 marzo), la suggestiva simana santa in tutti i comuni della provincia (24-30 marzo), u Signiruzzu du lacu (Pergusa, 24-25 maggio), a 'ddarata e i rami ancora in onore di San Silvestro (Troina, 18 e 25 maggio). A tanto splendore di un tempo passato si aggiunge la vivace attività culturale dei nostri giorni portata avanti da circoli, club e associazioni. Certamente da seguire sono alcune manifestazioni cresciute e migliorate nel tempo: la rassegna regionale di pittura "Assoro Arte" (da luglio ad agosto), il concorso internazionale "Francesco Paolo Neglia" per pianisti e cantanti (Enna, luglio) e i premi letterari a carattere nazionale "Città di Leonforte" (settembre) e "Nino Savarese" (Enna, dicembre).

Poi ancora le fiere e le sagre, gli appuntamenti per la stagione motoristica dell'autodromo di Pergusa (vedi pagina 72) e il "Palio dei Normanni" che si svolge a Piazza Armerina il 14 agosto. A tutto questo si contrappone una realtà economica che relega la provincia di Enna in fondo alle classifiche stilate per misurare lo stato dell'economia italiana: l'agricoltura, fino ad alcuni decenni or sono fonte di lavoro per buona parte della popolazione, oggi stenta ad affermare i suoi prodotti sui mercati dell'isola; l'artigianato ha difficoltà a restare al passo con i tempi perdendo, paradossalmente, anche il legame con le antiche arti da cui deriva; e il turismo, potenzialmente immensa fonte di ricchezza, non va oltre i "visitatori di passaggio". Troppo poco per un territorio ricco di storia, bellezze naturali, cultura e tradizioni millenarie.

Piazza Armerina - La Cattedrale

I SETTANT'ANNI DELLA PROVINCIA

La storia della nostra provincia è quella di una piccola area del meridione, fatta inizialmente di povertà e stenti, e successivamente di inurbanizzazione, crisi dell'agricoltura, sviluppo del terziario, timidi tentativi industriali e crisi degli stessi (Lamberti, Pasquasia, Nuova Intesa, per citarne qualcuno). E' storia di disoccupazione e di emigrazione, l'una e l'altra riguardanti in questi ultimi anni un numero sempre crescente di diplomati e laureati. Indice di un cresciuto livello scolastico-culturale che ha portato oggi all'istituzione del polo universitario nella nostra città, motivo di orgoglio per Enna e per l'intera provincia. La nostra storia è questa e non altra. Nino Savarese, nel dicembre 1927, quando l'allora Castrogiovanni mutò nome in Enna, scriveva: "Proprio in questi giorni Castrogiovanni torna a chiamarsi Enna: si riconferma terra di Cerere. Ma questo soprattutto per noi significa che Enna deve restare quel che fu ed è: un paese di sapore classico e rurale, con le sue badie centenarie, le stradette confidenziali, le famose fiere e le feste agricole del bestiame e l'aria fine; senza pretendere assolutamente a diventare una delle solite città, rumorosa, meccanica e barocca, piena di montatura e specchietti per le allodole di passa". Se mi è consentita una attualizzazione del pensiero di Savarese, lungi dallo sperare in un ritorno arcadico, ad un passato che non esiste né può esistere più, ritengo fermamente che oggi Enna e la sua provincia debbano scommettere con decisione sulla qualità dei propri servizi, puntando alla riscoperta e alla valorizzazione delle proprie risorse peculiari. Penso innanzitutto al turismo, all'artigianato locale, all'agriturismo e al settore dei servizi. Ma penso anche al terziario pubblico che deve riqualificarsi e reinventarsi nuovi compiti adeguati alle moderne esigenze, riacquistare quel rapporto di reciproco rispetto con il cittadino utente, ristabilire la qualità complessiva del servizio reso. Siamo ancora in tempo per invertire la rotta.

Sindaco di Enna
Antonio Alvano


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Last update:
24/6/1997