LA SETTIMANA SANTA IN SICILIA Anno III - N. 1
Caltanissetta
Raramente le celebrazioni religiose hanno un significato così profondo come i riti della Settimana Santa a Caltanissetta. Tutta la città li aspetta come una manna e in essi il sentimento religioso trova il punto più alto. Ricchi come sono di valori simbolici navigano tra folclore e pietà, tra la malinconia della Passione e la gioia della Resurrezione.

I riti iniziano il mattino del Mercoledì Santo con il corteo della Real Maestranza e, nel pomeriggio, con il corteo dei piccoli gruppi dei Sacri Misteri (Varicedde). Il Giovedì Santo si svolge la solenne processione dei Misteri e il Venerdì Santo la processione del Cristo Nero o Signore della città. Il mattino del mercoledì è un pullulare di gente che si prepara al primo atto. Le maestranze sono le antiche corporazioni di arti e mestieri, una volta dotate anche di poteri politici e giurisdizionali. Oggi sono riunite dal forte sentimento religioso. La prima caratteristica di questa rappresentazione è l’alto valore simbolico dei gesti. Le rappresentanze delle corporazioni (calzolai, carpentieri, fabbri, falegnami, pastai e mugnai, pittori, lattonieri, barbieri, scalpellini e marmisti, muratori) vestono con gli abiti scuri e i loro vessilli sono listati a lutto.

Il Capitano, che presiede il corteo, veste in marsina settecentesca, feluca con piuma nera, coccarda e sciarpa tricolore dalla quale pende uno spadino con elsa dorata. Egli, durante la prima parte del percorso, veste calze di seta, cravatta e guanti neri e porta in processione un crocifisso ricoperto da un velo nero. È il simbolo del dolore e dell’afflizione dell’intera popolazione. Marce funebri accompagnano il triste corteo. Arrivati in Cattedrale si compie l’atto di venerazione al Santissimo Sacramento per ottenere il perdono. Dopo l’atto penitenziale il cerimoniale muta radicalmente: il Capitano, interprete dei sentimenti della comunità, cambia le calze e i guanti neri in bianchi e le bandiere delle corporazioni vengono liberate dai simboli di lutto e disciolte al vento in segno di festa.

La processione, contrassegnata dalla gioia per la redenzione e la rigenerazione a nuova vita, riparte per le vie cittadine e a presiederla è il vescovo che reca il Santissimo. Nelle ore pomeridiane e serali si svolge la processione delle Varicedde (chiamate così per distinguerle da quelle più grandi che sfilano l’indomani). Anche queste sono legate alle tradizioni e ai sentimenti delle antiche corporazioni artigiane. I piccoli operai, i garzoni di bottega, gli apprendisti, che erano esclusi dalla partecipazione alle celebrazioni, per spirito di rivalsa all’inizio del secolo decisero di costituire dei piccoli gruppi. La processione dei Misteri del Giovedì Santo è per la città uno dei momenti più importanti dell’anno. I sedici Gruppi Sacri o Vare sono opere scultoree in cartapesta (costruite dai Bianciardi, padre e figlio, tra il 1883 e il 1909). Maestosi, riccamente adornati di fiori, sono esposti sin dal mattino per le vie del centro storico. A sera si raggruppano in piazza Garibaldi dove prende il via la processione. Ogni Vara è accompagnata da un gruppo bandistico e dagli uomini del ceto proprietario. A notte inoltrata i gruppi si dividono e il silenzio del Venerdì Santo, carico di significato, arriva. Di natura completamente diversa è la processione del venerdì che si contraddistingue per l’atmosfera di compostezza e partecipazione dei fedeli. Il piccolo Crocifisso di legno nero viene portato per le vie cittadine. Grande è la devozione dei nisseni nei suoi confronti. La Vara viene portata in processione dai "Fogliamara" (raccoglitori di verdura selvatica) che, scalzi, intonano per tutto il tragitto le lamintanze (canti sacri e litanie religioso-popolari sulla passione di Gesù). La processione è preceduta dalla Real Maestranza.

Marsala
Marsala, ovvero Lilibeo. La città per millenni è stato un porto strategico nel commercio con l’Africa. Non a caso i fenici, i cartaginesi, i romani, gli arabi ne fecero un’importante base militare, difesa da una formidabile cinta muraria della quale ancora restano tracce. Ogni angolo, ogni via è storia.

Una città fortunata per la sua collocazione geografica che le ha permesso di prosperare per millenni grazie ai traffici e ai commerci, e fortunata anche per la fertilità dell’entroterra. Nasce in queste terre un vino di cui Bacco sarebbe veramente fiero: il Marsala doc. Il nettare liquoroso viene da vitigni e da uve particolarmente selezionate.  I marsalesi sono gente laboriosa e creativa. Lo prova anche una manifestazione religiosa che per le sue caratteristiche è rara in Italia e nel mondo: la processione del Giovedì Santo, che rappresenta la Passione e la morte di Gesù Cristo.

Lo spettatore abituato a una religiosità profonda potrebbe restare sorpreso dal carattere teatrale dell’evento dove i personaggi agiscono come attori. Però la forza e la bellezza della manifestazione è proprio questa: nel farsi popolare e trasformare valori e sentimenti in gesti, espressioni, atteggiamenti comprensibili alla gente che li guarda e che ne diventa partecipe con la commozione e la pietà. Le sue origini sono secolari (tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento) e fanno parte di quelle manifestazioni che subirono nuovi impulsi dopo il Concilio di Trento (1563), che con la Controriforma avviò un rafforzamento dei principi religiosi intorno alla rivitalizzazione dei riti della tradizione cattolica.

La processione è formata da sei gruppi (cinque animati e uno, il Cristo morto, inanimato) che rivisitano alcuni momenti della Via Crucis. Tutti i personaggi sono in costumi d’epoca e recitano a viso scoperto, tranne quelli che impersonano il Cristo (a parte quando è con gli apostoli e in croce). I gruppi sono preceduti da un trombettiere e da un tamburino in costume che richiamano l’attenzione degli spettatori. A ruota seguono i bambini e le bambine (alcuni così piccoli da essere portati in braccio dai genitori) e ragazze in splendidi costumi con corone d’oro in testa.

Il primo gruppo è quello di "Gesù con gli apostoli". Il secondo ("la cattura di Gesù") è formato da giudei con lanterna, dai soldati di Caifa, da Pietro e altri due apostoli, da un ragazzo col gallo e da Caifa con quattro ministri. "Gesù dinanzi a Erode" è il terzo gruppo formato anch’esso da decine di comparse tra cui Gesù, lancieri, giudei, Erode con i suoi ministri e paggi, sua moglie Erodiade con le ancelle. Il quarto gruppo è quello di "Gesù dinanzi a Pilato", ancora con soldati romani, littori, lancieri, centurione a cavallo con i paggi, Barabba, l’Ecce Homo, Pilato con i ministri e i cerimonieri e la moglie Claudia con le ancelle. È il momento delle scene più tragiche di tutta la rappresentazione: le cadute sotto il peso della croce, la salita di Gesù sul Calvario, la crocifissione e la deposizione.

Il Cristo è costretto a portare la pesante croce e, legato alla cintola con una grossa fune, viene tirato con forza da un giudeo, ma, stanco per il grande sforzo, cade ripetutamente. Sopraggiungono, allora, il Cireneo che lo aiuta e la Veronica, con le ancelle in splendide vesti e corone d’oro sulla testa, che rinnova la scena di asciugargli il volto. La Madre di Gesù e le pie donne seguono il triste evento. A passo lento si arriva al Golgota dove il Cristo, insieme ai ladroni, viene crocifisso e poi deposto. Tantissime sono le comparse di questo gruppo. L’ultimo gruppo è il "Gesù morto". Il corteo è aperto da alcune ragazze vestite di nero che portano un lungo lenzuolo. Subito dopo seguono la lettiga del Cristo morto portata dalle consorelle della confraternita Sant’ Anna (che cura tutta l’organizzazione della manifestazione), il simulacro dell’ Addolorata portato dai confrati e, dietro il baldacchino, la banda musicale e le autorità civili e militari. Inutile dire che per tutto il tragitto della processione migliaia di spettattori assistono con partecipazione e attenzione. Fedeli, curiosi e turisti si mescolano facendo da ala silenziosa al passaggio della processione.


*Sulla versione cartacea i servizi di:
Enna, Trapani, Piana degli Albanesi, Prizzi, Avola.

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