Ad un tratto,
percorrendo l'autostrada che da Catania porta a Palermo, uno svincolo dirige il mio
sguardo verso un piccolo raggruppamento di case sovrastato da un'altissima montagna con le
cime ancora imbiancate dalle recenti nevicate. Non è un caso, perché la lunga striscia
d'asfalto grigio, dopo altissimi viadotti e ampi curvoni, si fa largo quasi a spallate tra
le montagne, aprendo l'incantevole sipario delle Madonie.
La suggestione di
quella montagna, che a guardarla fa temere per il paese ai suoi piedi, è un motivo in
più per abbandonare la monotonia dell'autostrada e dirigermi a Scillato, il paesino di
fronte. È tutto lì, nel breve spazio di uno sguardo, con le sue vie a metà tra le
strade urbane e quelle di campagna, ora lastricate ed elegantemente arredate da solide
panche in legno, ora circondate da vecchie case contadine, giardini d'arance, alberi e
cespugli.
Una strada stretta
in particolare, l'antica via regia ora ridotta in via tal dei tali, si insinua tra vecchie
case e antichi mulini ad acqua abbandonati che solo in pochi particolari rivelano la loro
natura: qualche macina seminascosta dall'erba o i resti di una gora che canalizzava
l'acqua dei due torrenti che ancora, timidamente, attraversano Scillato.
La storia passata
di Scillato è legata all'acqua che copiosa sboccava dalle sorgenti del Monte Fanusi.
Dalle sorgenti i torrenti e da essi i mulini e da questi la necessità di dimora dei
contadini che a turno macinavano il loro grano. I mulini. Alcuni lungo le rive del
torrente Agnello, altri, i più antichi, lungo quelle del torrente Gulfone. Sono stati i
protagonisti di mille anni di vita, di mille discussioni sulla resa del grano, di mille
speranze e di mille sofferenze. Una storia legata anche agli uomini, che hanno vincolato i
loro nomi a quelli dei mulini: da za' Ciccia do' cafè, do' mastru Santu, Lo Forte,
Asiniddaru, do' parrinu, Santu Ippolitu, a Lavanca, Calantoni, Paraturi, Rasu, Cipudda,
Famunia Supranu, Famunia Suttanu. Ognuno ha una sua storia da raccontare, celata dietro i
ruderi o dietro le mura delle abitazioni che in alcuni casi hanno preso il posto dei
mulini. La storia futura (come se la storia potesse essere anche futura!) probabilmente
vedrà protagonisti ancora i mulini, non più con le loro macine in movimento, ma con la
loro memoria di un mondo che ormai non esiste più.
Giusy
Debole

I mulini
Dei mulini di
Scillato rimangono oggi solo poche testimonianze; alcuni sono stati completamente
sostituiti da abitazioni private, altri completamente abbandonati sono ridotti a veri e
propri ruderi, altri ancora, in discrete condizioni, hanno perso il loro uso originario
per essere trasformati in garage e depositi. Negli ultimi anni, è andato crescendo
l'interesse degli scillatesi verso i mulini, tanto da cominciare delle opere di recupero
non solo degli edifici ma anche delle aree circostanti.
Uno dei mulini
meglio conservati è l'Asiniddaru (asiniddaru era inteso l'ultimo proprietario del mulino
perché era originario di Isnello), al quale si accede dalla piazza principale di
Scillato. Sono ancora in buono stato non solo i locali ma anche alcuni elementi come la
"botte", il "casso", la "canalizzazione", la
"mola", il "frascino" e il meccanismo di legno che serviva a sollevare
la mola.
Ancora in buono
stato è il mulino Paraturi (prende il nome dall'attività di follare i tessuti che veniva
svolta nel mulino). Questo è posto sull'antica Regia Trazzera Fichera, oggi piazza Cesare
Terranova. L'edificio è ancora in buone condizioni, anche se una parte di esso è adibito
a garage e la restante parte completamente inutilizzata. Questo mulino, che è rimasto
attivo fino al XIX secolo, è l'unico ad essere stato concepito al solo scopo di preparare
le stoffe.
Ancora visibile,
vicino la Chiesa Madre, è anche il mulino Rasu (dal nome dell'ultimo proprietario). È
stato l'ultimo mulino di Scillato a cessare l'attività di molitura, avvenuta negli anni
Sessanta. Di esso rimangono, oltre ai locali, la canalizzazione con la botte, la chianca,
la ruota in ferro, la mola e il frascino.
Un cenno a parte
meritano i due mulini più antichi di Scillato: il Famunia Suttanu e il Famunia Supranu.
Il primo è il più grande dei mulini posti lungo il torrente Gulfone. Di esso si ha
notizia già in un documento del 1196. È conosciuto anche come mulinu a cruci, per la
presenza su un muro interno di un bassorilievo raffigurante una croce con la scritta
"Alberum (INRI) Salutiferum". Oggi il mulino, in completo stato di degrado, è
quasi del tutto sommerso da una folta vegetazione.
Il Famunia
Supranu, invece, anch'esso citato in documenti del XII secolo, adesso posto quasi sotto
l'autostrada Palermo-Catania, è il solo mulino di Scillato a presentare adiacente il
mulino l'abitazione del mugnaio.
G.D. |