La strada continua a snodarsi davanti a
me, Caltanissetta, San Cataldo, Serradifalco e, finalmente, la segnaletica stradale indica
che la meta del mio viaggio è oramai vicina. Scenari multicolori mi si aprono curva dopo
curva, ora Bacco con i suoi grappoli di prelibata uva, ora vette rocciose e campi di terra
brulla, ora campi bruni e fertili che cambiano colore in uno strano gioco di ombre.
Un'altra indicazione e Milena è ancora più vicina. Mentre attendo impaziente di vederla
spuntare in cima a un monte, o quasi addormentata su un declivio che dolcemente si riversa
nel letto di un fiume, quasi improvvisamente comincio a scorgere seminascoste le prime
abitazioni e subito mi ritrovo già in centro.
Tranquille e accoglienti le vie cittadine,
per niente interessate da flussi ininterrotti di automobili in coda, basta un giro per
rendersi conto che il paese è tutto lì, basta uno sguardo, invece, per accorgersi che
c'è un'altra Milena da scoprire e poi un'altra ancora e ancora un'altra. E' Milocca con
le sue Robbe, è il paese antico formato da tanti agglomerati di case che formano piccoli
villaggi, le Robbe appunto, separati l'uno dall'altro da qualche centinaio di metri.
Milena e le Robbe, mi piace pensarle come il presente e il passato sempre vivo, sempre
vigile affinché la storia continui a essere maestra di vita.
L'anima di Milena è lì, tra le Robbe, tra
le stradine e le case dirute, tra quell'odore di fieno e di stalla che ancora emanano le
vecchie abitazioni abbandonate. E' quell'anima che mi attrae e quasi mi chiama. Decido di
addentrarmi, di visitarle tutte, di percorrere quelle strade che oggi sono e hanno il nome
di vie ma che fino a ieri non erano altro che spazi tra una casa e l'altra, come arti di
uno stesso corpo. Il sole già alto nel cielo illumina ogni angolo, si riflette sui muri
bianchi di gesso e nei vetri invecchiati di finestre che dall'esterno lasciano guardare il
cielo. Ogni casa riflette la sua ombra sul muro dell'altra, quasi a sottolineare il legame
di parentela che univa chi quelle case ha edificato e abitato.
Percorro la strada di una Robba quasi del
tutto disabitata, nessun uomo rientra dalla campagna, non una gallina ruspa per terra. Il
silenzio quasi assoluto, solo ogni tanto interrotto da un cigolio o da un soffio di vento.
La luce del sole mette in risalto le crepe sui muri e l'erba che da esse a ciuffi affiora
e si affaccia sul mondo. Guardo dentro quelle crepe, nella loro essenza. Nonostante la
drammaticità dell'abbandono sembrano trasformarsi in vene gorgoglianti di sangue e di
vita. E così, crepa dopo crepa, da esse riaffiora il sudore delle mani che sapientemente
nel passato avevano saputo celarle.
A poco a poco, quell'ambiente silenzioso e
misterioso prende vita: è l'alba, il timido bagliore di una candela illumina una finestra
socchiusa e dalla porta sotto un contadino esce con il suo mulo, entrambi pronti per
affrontare una dura giornata tra le terre. Poi un altro e un altro ancora. Infine le
massaie popolano le strade, i bambini con le loro candele al naso rincorrono i cani da un
canto all'altro della Robba. Le donne battono i panni nel lavatoio e mentre si raccontano
leggende antiche e fantasticherie di tutti i giorni. E io sono là, in mezzo a loro, tra
le Robbe di Milocca, il passato e il futuro già presente nelle vie di Milena.
Emilio Barbera

I larghi orizzonti
di MILENA
Milena è il paese dei luminosi paesaggi e
dei larghi orizzonti, delle tholoi, delle robbe e delle reminiscenze pirandelliane.
Dalle alture di Serra del Palco, oltre i
dirupi e i calanchi ricoperti di radi cespugli, l'occhio spazia sulla media Valle del
Platani fino al Monte Cammarata e alle ultime propaggini delle Madonie, che digradano
dolcemente verso la parte settentrionale della provincia di Agrigento. A sud si profilano
le dolci colline di Grotte e Racalmuto e, all'orizzonte, il mare.
Il visitatore può trovare a Milena le
condizioni ideali per una sana ricreazione dello spirito, in un ambiente caratterizzato
dalla dolcezza del paesaggio, dalla mitezza del clima, da angoli naturali di intatto
fascino e dalla semplicità, dall'ospitalità e dalla grande umanità della gente. Ma può
anche visitare i resti di varie epoche del passato: procedendo sull'antica trazzera, dal
punto dove si trovava il ponte romano sul Gallodoro recentemente crollato, ci si imbatte
nella riserva naturale integrale del Monte Conca, dove sono presenti i resti di una
fortificazione romana o araba. Più a sud, in contrada Amorella, è ubicata una vasta area
di interesse archeologico dove sono state rinvenute ceramiche romane e medievali e una
lamina con iscrizione araba. In contrada Serra del Palco si incontra un complesso
insediamento preistorico costituito da un villaggio neolitico ai piedi della Serra, da un
insediamento sulla sommità e da tre tombe a Tholos di rara bellezza, testimoni delle
influenze e della penetrazione micenea nella Sikania e dell'egeizzazione della Valle del
Platani.
Sono tombe a forno molto simili a quelle
rinvenute nella Grecia continentale. A est è possibile ammirare i resti del complesso di
San Martino, un monastero-fattoria la cui costruzione fu iniziata tra la fine del 1300 e i
primi del 1400 e proseguita nei secoli successivi. Originalissima è la conformazione
topografica di Milena, costituita da un centro abitato e da 14 nuclei satelliti detti
robbe, distanti anche alcuni chilometri l'uno dall'altro. Milena è il paese delle robbe,
immerso nel verde dei mandorleti e degli uliveti, spesso circondati da coltivazioni di
fichidindia. Anche se qualcuna è stata svuotata dalla massiccia emigrazione degli anni
Cinquanta, le robbe sono gemme incastonate in un contesto paesistico e urbanistico unico e
straordinario.
Il nome originario è Milocca, che in arabo
significa feudo, possedimento. Leonardo Sciascia in "Occhio di Capra" giudica
incomprensibile il cambiamento di nome del paese e, in una conferenza a Milena, prima di
morire, auspicò il ripristino dell'antica denominazione. Luigi Pirandello dimorò molte
volte a Milocca-Milena, ospite di un suo compagno di scuola, e dedicò al paese due
novelle (Acqua e lì e Le sorprese della scienza) e alcune pagine de I
vecchi e igiovani sui moti dei fasci del 1893 e sulla rivolta delle donne. Milena ha
tutte le caratteristiche per diventare il paese dell'otium, latinamente inteso:
luogo di riposo e di ricreazione psico-fisica, di tranquillità e di intimo raccoglimento,
che stimola ad interessi culturali di varia umanità. La cucina Milenese è sana e
consistente. Il vino prodotto è ad elevata gradazione.
I locali di ristorazione preparano portate
genuine e carattersitiche che soddisfano anche i palati più esigenti e alleggeriscono
poco le tasche degli avventori. Notevoli sono la chiesa del centro urbano, quella di
Sant'Isidoro nel villaggio Masaniello, l'edicola di San Giuseppe, attorno alla quale ai
primi di maggio si celebra una caratteristica sagra, con l'albero della cuccagna e la
rottura delle pendole (baccarelle), l'edicola di San Calogero, della Croce e la chiesetta
di Santa Teresa.
Il parco urbano, di rara e semplice
bellezza, è il luogo di socializzazione dell'intero paese e ospita buona parte delle
manifestazioni culturali e ricreative dell'estate milenese.
Giovanni Randazzo
Sindaco di Milena |