SICILIANI ILLUSTRI

Ignazio Roberto da Troina

di Santi Correnti

 

Un dimenticato

pedagogista siciliano

precursore dell’istruzione

professionale moderna

 

Tra i tanti nomi che i siciliani hanno dimenticato, mentre invece dovrebbero onorarli col ricordo, c’è anche quello di un poliedrico ingegno isolano, Ignazio Roberto, che, nato a Troina nel 1776 e morto a Catania nel 1834, diede eccellenti prove della sua genialità in differenti campi, che andarono dalla matematica alla pedagogia, e dalla meccanica all’architettura militare.

Egli si inserì senza dubbio in quella schiera di siciliani versatili e acuti, che vanno da Archimede fino ai nostri giorni, e che si chiamano Francesco Maurolico nel Cinquecento; Giuseppe Ballo e Giovambattista Odierna nel Seicento; Pietro Pisani e Giuseppe Balsamo nel Settecento; Stanislao Cannizzaro e Michele Amari nell’Ottocento, e Nino Martoglio ed Ettore Majorana nel nostro tempo, con una tradizione nobile e costante, di cui abbiamo indicato soltanto qualche nome.

Ignazio Roberto fu uno di questi spiriti intelligenti, e imbevuto di cultura illuministica esercitò il suo notevole ingegno in molti campi del sapere umano. Si interessò di scienze esatte, e costruì tre mulini mecanici e parecchie meridiane, di cui una (oggi scomparsa) fu da lui disegnata sulla scalinata della chiesa principale della sua città natale, Troina. Si interessò di balistica, e costruì un cannone a doppio tiro, che offerse al governo francese (e per questa realizzazione si recò a Parigi, lasciandoci un interessante diario di questo viaggio); si interessò di meccanica, e tentò di applicare la forza animale alla navigazione, con un ingegnoso sistema di rulli mossi da quadrupedi, facendo interessanti pratiche sulla marina di Patti, quando l’invenzione della macchina vapore rese vani questi suoi tentativi, dal momento che le navi venivano mosse più agevolmente con le ruote a pale laterali in un primo momento, e poi con le eliche posteriori (ma ciò non toglie nulla al merito della sua geniale trovata); si interessò infine di architettura militare, e progettò un piano generale di fortificazione per la Sicilia. Recatosi dalla nativa Troina a Catania per sottoporre alle autorità militari borboniche il suo piano, morì improvvisamente nella città etnea, nell’Albergo del Sole, il 14 marzo 1834.

Anche se non avesse fatto altro, il Roberto avrebbe diritto al nostro ricordo. Ma c’è di più: egli si occupò infatti, e in maniera veramente geniale e precorritrice, anche di pedagogia e scrisse nel 1815 un originale “Piano di educazione e di pubblica istruzione adatto alle presenti circostanze del Regno di Sicilia”,  col quale precorse molti criteri pedagogici del mondo moderno, come la creazione degli istituti professionali e delle scuole di avviamento al lavoro, auspicando l’isituzione scolastica di campi sperimentali di agricoltura, da lui chiamati “campi agrari marziali” (e ora vedremo perché); e concependo l’insegnamento non solo come istruzione, ma soprattutto come educazione morale e come formazione spirituale dei giovani, mercè il costante esempio degli insegnanti.

E’ notevole che già nel 1815 il Roberto insistesse sulla necessità di un ordinamento scolastico ispirato alle esigenze sociali, considerando giustamente la scuola come la base insostituibile della società. Secondo le sue proposte, l’ordinamento scolastico avrebbe dovuto comprendere tre gradi: quello elementare, quello medio e quello superiore. Di questi tre gradi solo il primo doveva essere obbligatorio; agli altri due, quello medio e soprattuto quello superiore, avrebbero dovuto essere ammessi soltanto i capaci e i meritevoli (non sembra di leggere l’articolo 34 della Costituzione italiana? C’è da osservare soltanto che la Costituzione italiana è del 1948, mentre il siciliano Roberto scriveva queste cose nel 1815).

Nel primo grado di istruzione, quello elementare, il pedagogista siciliano prescrisse che, oltre al leggere, allo scrivere e al far di conto, gli scolari dovessero studiare il “catechismo costituzionale”, che il Roberto stesso compilò, al fine di assicurare agli allievi solide basi per l’educazione civica, insegnando loro le nozioni necessarie per la conoscenza delle norme utili al vivere sociale. Non solo, ma il Roberto prescrisse giustamente che nell’educazione mentale si seguisse il metodo naturale, perché l’educazione della mente è la condizione indispensabile per il miglioramento del costume civile, che è il fine ultimo a cui mirano le leggi dello Stato; e pertanto riconobbe l’importanza dell’educazione femminile, di cui, anche se non si diffonde in particolari, egli proclamò la necessità, particolarmente ai fini della sana vita familiare.

Altri aspetti notevoli della genialità pedagogica del siciliano Roberto sono costituiti dalla importanza che egli attribuiva all’educazione fisica e alla dirittura morale degli insegnanti. Egli rilevò l’opportunità dell’insegnamento dell’educazione fisica, cosiderando anzi la ginnastica come l’indispensabile premessa all’educazione intellettuale e morale; e nella sua visione pedagogica il programma di esercizi fisici veniva completato da una serie di norme igieniche, la cui applicazione e il cui controllo erano affidati agli insegnanti, dai quali egli esigeva non soltanto cultura e fermezza, ma sopratutto un’assoluta moralità, perché essi, dato il loro delicatissimo compito, dovevavo insegnare non tanto con l’imposizione, quanto con l’esempio.

Ma laddove il Roberto si rivela veramente un precursore, è nel campo dell’istruzione professionale. Egli infatti propose l’istituzione di quelle che oggi chiameremmo scuole professionli di agricoltura, e che egli chiamava “campi agrari marziali”, in cui avrebbero dovuto studiare i giovanetti dopo i dieci anni, dedicandosi contemporaneamente all’addestramento militare ed agricolo, per potere diventare in tal modo buoni cittadini e solerti lavoratori. E’ davvero singolare che nella Sicilia interiore, e del primo Ottocento per giunta, si vedessero con tanta chiarezza i problemi pedagogici, con novità sostanziali rispetto agli altri studiosi che si erano occupati dell’argomento.

Queste geniali intuizioni pedagogiche del Roberto non incontrarono la fortuna che meritavano; ed il nome di Ignazio Roberto non figura neppure nell’Enciclopedia Italiana, e, incredibile a dirsi, neppure nel Dizionario dei siciliani illustri e nei dizionari pedagogici.

Di lui si sono occupati pochissimi studiosi specialisti, come il Catalano e la Vassalli, ed io nel mio volume Momenti di storia della cultura in Sicilia gli ho dedicato un fuggevole cenno.

Ma credo che non sarebbe male se qualche studioso siciliano rinverdisse il nome e l’opera di questo solitario e geniale precursore siciliano nel campo della pedagogia, che fu Ignazio Roberto da Troina.

 

 

 Home Page

Pagina Sommario

 torna su