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I colori di Dario Insabella

di Guglielmo Calvi

 

Alto, snello, dall’aria sicuramente “artistica”, quasi sognante. Poi, con i piedi e soprattutto la testa rivolta alla concretezza. E’ Dario Insabella, ventisettenne artista siciliano che vive ad Agira, in provincia di Enna. E’ fidanzato con Antonella, una decoratrice, con lei condivide la passione per l’arte. Per vivere fa il poliziotto, ma “non per soldi”. Di questo lavoro dice che non rappresenta il suo alter ego autoritario, è poliziotto allo stesso modo di come è artista, ed è artista allo stesso modo di come è poliziotto. Viene dal liceo artistico, poi ha lasciato gli studi: “l’accademia – dice – se da un lato consente di acquisire le tecniche, dall’altro è un qualcosa di indirizzabile e indirizzato. Credo che le letture, il contatto diretto con gli artisti  e le esperienze possano dare più di quanto non si ricavi dagli studi accademici”. Così, Dario è cresciuto artisticamente a Firenze, con lo zio Alfio Rapisardi, artista solitario e tenace. Da lui è stato introdotto in quegli ambienti che possono sancire la fortuna o l’eclissi di un artista: la gallerie d’arte. In questi ambienti Dario si è mosso e si muove con estrema disinvoltura, tanto da arrivare a presentare i suoi lavori a New York, alla “Artexpo 2000”, l’esposizione internazionale che si è svolta nella Grande Mela dal 9 al 13 marzo.

Abbiamo incontrato Dario nella sua coloratissima casa di Agira qualche giorno prima che partisse per gli Stati Uniti per parlare di lui con lui.

 

York Expo 2000: cosa significa per te?

New York, ovviamente il nome può emozionare. Sicuramente emoziona! A parte il nome della città, però, ritengo che la cosa più importante, in questo ambiente come nella vita, sia fare qualcosa; se poi questo qualcosa lo si fa a New York o in un’altra città poco importa. Nel mio caso è sicuramente un’importante opportunità, in quanto ho la possibilità di far vedere i miei lavori a un gran numero di persone. Voglio vivere New York come una vacanza, se poi arriveranno le soddisfazioni artistiche saranno ben accolte. Per un ragazzo come me, ovviamente, può essere l’inizio di qualcosa di veramente grande.

Da Agira a New York. Da un entroterra con molti limiti a una metropoli dalle mille risorse e opportunità. Il confronto ti fa paura o ti stimola?

E’ sicuramente stimolante. Ma questo dipende soprattutto da me, dalla mia capacità di saper guardare a posti diversi da quelli in cui vivo, a gente diversa. Avere una mentalità aperta, che ti porta fuori dai confini del tuo mondo circoscritto, certamente può aiutarti ad andare avanti

Il sole, la sicilianità, la natura contrastata dell’entroterra siciliano, la povertà, la voglia di riscatto… cosa c’è nei tuoi lavori?

Un po’ di tutto. Il calore della terra sicuramente. In noi siciliani, il calore e il colore del sole si riflettono in ciascuno di noi. Il popolo siciliano è un popolo caldo, d’animo dico, aperto mentalmente e culturalmente. Avere il sole per gran parte dell’anno certamente stimola tutto il nostro vivere. Nei miei quadri il calore è evidenziato nei colori caldi come il giallo, il rosso… colori diversi da quelli usati da pittori nordici. E’ positivo, almeno dal mio punto di vista, ritrovare su una tela i colori che mi identificano nella mia terra.

Il soggetto che più ti ispira?

L’uomo e, ogni tanto, i cavalli. L’uomo che non è però un “uomo” a tutti gli effetti, ma più un pupazzo, un burattino, quasi un essere inanimato. Spesso li rappresento senza occhi, inanimati, proprio come dei pupazzi senza vita né anima. Essi non sono autonomi ma comandati dal pennello. Non escono nemmeno da un mio pensiero precedentemente studiato, sono quasi magici, escono fuori istintivamente.

Quali sono i tuoi riferimenti artistici e in cosa sei cambiato?

Di riferimenti veri e propri non ne ho, certo ho avuto e ho delle influenze, ma senza esserne troppo condizionato. Ritengo che l’arte debba essere una condizione di assoluta libertà, e non debba essere condizionata da stili o altro.

Per quanto riguarda i cambiamenti, quelli sono continui; li vedo negli anni e ovviamentre sono positivi. Se vado a paragonare i lavori di quattro cinque anni fa con gli ultimi mi rendo conto che allora avevo molto da imparare. Se potessi paragonare i miei lavori di oggi con quelli che farò fra dieci anni, sicuramente mi accorgerò che ho ancora molto da imparare per il futuro.

Se dovessi dipingere il tuo ritratto, come lo faresti?

Considerando la mia persona, dico che farei uno schizzo veloce e quasi astratto. Disordinato. Uno schizzo interpretabile da tutti. Un autoritratto che potrebbe essere confuso con qualunque altra forma. Sicuramente userei una matita molto forte per lasciare un segno marcato e rendere difficile ogni cancellatura.

Il tuo sogno di artista?

Sinceramente non ne ho. Penso che un artista è tale quando porta a termine qualcosa che ha cominciato con soddisfazione.

Il tuo sogno di uomo?

Il concetto vale anche per l’uomo: riuscire a fare le cose sempre con soddisfazione, in funzione di me stesso. Se qualcuno poi ne può godere, meglio così.

 

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