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Viaggio a Cesarò
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Leonforte, 100 km per raggiungere il maredi Emilio Barbera Un fine settimana al centro della Sicilia, per scoprire
Leonforte, paese dimora dei principi Branciforti, e poi partire verso
il mare, attraversando le province di Enna, Palermo e Messina. Giovedì sera. Arrivare a Leonforte quando
il sole tiepido di primavera sta per abbassarsi dietro la verdissima
cima del Monte Altesina, può risultare unesperienza molto gradevole.
E bello, infatti vedere colorarsi di tinte calde le case e le vie
del borgo antico che si affacciano, quasi fossero adagiate, su un
balcone naturale di fronte gli altipiani di Enna e Calascibetta. Il
paese non ha una grande ricettività turistica, mancano gli alberghi
e le pensioni. Tre chilometri prima, però, lungo la strada statale
121 cè unazienda agrituristica con due o tre camere per dormire
e unottima cucina tradizionale da gustare. E meglio fermarsi. Le strade di Leonforte, la sera, brulicano di vita
paesana: anziani che si attardano a chiacchierare in piazza prima
di rientrare a casa e giovani che cominciano a riunirsi nei bar e
nelle birrerie a scambiarsi opinoni su quello che di volta in volta
è largomento della discussione. Lisola pedonale lungo il corso Umberto,
la via principale del paese, permette di godere di una salutare passeggiata
a piedi. Venerdì mattina. E consigliabile svegliarsi
presto, fare una buona colazione, preparare loccorrente per il pranzo
a sacco e poi partire alla volta di Monte Altesina. Tra le tante strade
che conducono alla riserva naturale dellAltesina, vi consigliamo
quella che dalla Granfonte si addentra nella selvaggia natura della
campagna leonfortese. E un po accidentata, ma vale la pena percorrrerla.
Perché? Almeno tre buoni motivi. Il primo porta direttamente alla
Granfonte, qui da tutti chiamata Vintiquattrucannola. Mai nome è stato
più appropriato, visto che da questa monumentale fontana barocca spuntano
ventiquattro grosse cannelle da cui sgorga acqua purissima. Da questo
punto si può ammirare lintero panorama del seicentesco borgo di Leonforte,
sovrastato da un lato dallimponente palazzo Branciforti, che sembra
affondare i suoi torrioni sui tetti delle case sottostanti, e dalllatro
lato dalla piccola chiesa di Santa Croce, che dal punto più alto del
paese quasi vuole estendere la sua benedizione a tutti gli abitanti.
Il secondo motivo è la presenza, lungo la strada che da qui porta
allAltesina, di due ruderi di castelli rupestri di origine saracena.
Li riconoscerete subito per le loro guglie aguzze che si confondono
con la roccia. Il terzo motivo è la ricca vegetazione, quasi selvaggia,
di tutta la zona. Un colpo docchio davvero irresistibile. Dopo circa
10 chilometri incontrerete un bivio, svoltate in direzione Villadoro
e vi ritroverete in breve davanti lingresso della Riserva. Qui potete sbizzarrirvi a fare gli storici,
dalla sommitità del monte gli arabi tracciarono la suddivisione della
Sicilia in tre valli, gli archeologi, scoprirete alcuni insediamenti
preistorici, e ovviamente i naturalisti. Nei cieli della montagna, interamente ricoperta di
un fitto bosco dominato in prevalenza da lecci e roverelle, volano
lo sparviero, il picchio rosso maggiore e, di tanto in tanto, fa la
sua comparsa anche qualche esemplare dellaquila del Bonelli alla
ricerca di animali da predare. Fino agli inizi del Novecento, sullAltesina vivevano
i lupi, segno questo che la montagna era abitata probabilmente anche
dai caprioli loro prede. Lattività delluomo, probabilmente la caccia,
ha fatto sparire la preda e anche il predatore. Listituzione della Riserva, e lattività di salvaguardia
e tutela del Corpo Forestale, stanno restituendo un ambiente naturalistico
oggi fruibile da tutti per escursioni, passeggiate o semplici picnic
da trascorrere al fresco dellarea attrezzata. Venerdì pomeriggio. Lasciato Monte Altesina
ritornate in paese. Dedicate le ore di luce che ancora vi restano
per visitare le vie del centro storico. Leonforte ha la caratteristica
di essere diviso quasi nettamente in due parti: il borgo originario,
con le sue chiese e le sue affascinanti strade strette, e il paese
di più recente costruzione, con il suo lunghissimo corso dove passeggiare
e fare shopping. Ovviamente sono le pagine di storia che vi invitiamo
ad aprire. Tutte da sfogliare a piedi. Recatevi subito alla chiesa
del convento dei cappuccini. Appena entrati, una grandissima tela
posta dietro laltare vi accoglierà e, sicuramente, vi stupirà: Lelezione
ad apostolo di Mattia, capolavoro di Pietro Novelli. Ai suoi lati
due statue attribuite ad Antonello Gagini. In passato la chiesa custodiva
un Giudizio Universale del Beato Angelico e una Fuga in Egitto, secondo
alcuni da attribuire a Raffaello. Entrambe le due opere darte purtroppo
non arricchiscono più le pareti della chiesa scelta dai principi Branciforti,
fondatori di Leonforte, come mausoleo per le loro mortali spoglie. La visita ai luoghi sacri di Leonforte non deve escludere
la chiesa di San Giuseppe, ricca degli affreschi di Guglielmo Borremans,
e la Chiesa Madre. Sabato mattina. Si lascia Leonforte per raggiungere
il mare. Seguendo un percorso che ci porta alla scoperta di Sperlinga,
Gangi, Castel di Lucio e Pettineo. Uscendo da Leonforte in direzione
nord, si incontra il bivio con la SS. 117 direzione Nicosia. Dopo
aver percorso circa 21 chilometri, un altro bivio immette sulla statale
120 per Sperlinga, che da qui dista solo 5 chilometri. Per proseguire
verso la nostra meta occorre attraversare il paese, che lega la sua
fama ai Vespri Siciliani e al meraviglioso quanto unico castello rupestre.
Questultimo sembra uscire da una leggenda, come se fosse sempre esistito.
E forse è anche vero, visto che i suoi primi abitanti furono i Siculi,
mille anni prima che il mondo conoscesse Gesù. Ma qui dimorarono anche
i francesi che nel XIII secolo, durante i Vespri, vi trovarono una
roccaforte inespugnabile. Leggenda e storia si intrecciano in queste
vicende, raccontate come se fossero storia recente dalla gente del
posto. Passando da Sperlinga è impensabile non percorrere le strettissime
vie del borgo rupestre che portano alla scoperta di una popolazione
che ha vissuto fino a un passato abbastanza recente dentro le grotte. A circa 16 chilometri da Sperlinga, sempre sulla
statale 120, cè Gangi. Quando lo si vede nella sua imponenza sullaltissimo
monte Marone intimorisce non poco. Chissà quali emozioni avrà vissuto
il prefetto Mori, il prefetto di ferro, che da quelle parti scrisse
una pagina di storia dellItalia fascista! Addentratevi nel paese
e percorrete la strada che vi porta fino in cima, fermate la vostra
auto e proseguite a piedi dopo aver assaporato il gusto di uno sguardo
che a 360 gradi abbraccia lEtna, i Nebrodi, il Tirreno, le Madonie
e gli Erei. La Sicilia! A Gangi, la Sicilia, non solo si vede ma si
legge nelle sue pagine di storia. Le sue origini affondano le radici
nelle popolazioni più antiche dellisola e poi nelle culture greca,
romana, bizantina, araba e normanna. Ma non è la storia in sé che
ci interessa in un tranquillo sabato di primavera. Le strade del paese
rivivono il fascino della serenità di epoche non inquinate dai clacson
e dai motori delle macchine, del gusto antico della pietra viva: strade
e scale lastricate, case di pietra e porte sormontate da stemmi e
decori. E poi il castello, San Paolo, la chiesa della Catena, quella
degli Angeli e la chiesa Madre. Senza dimenticare che Gangi è il paese
di Giuseppe Salerno, lo zoppo di Gangi, le cui tele raffiguranti
immagini sacre fanno bella mostra di sé non solo qui ma in tutta la
Sicilia. E sicuramente ora del pranzo. Qui la scelta da fare
è solo quella del ristorante, ce ne sono diversi e un agriturismo.
Ovunque è possibile assaggiare la cucina tipica e le prelibate provole
di Gangi. Sabato pomeriggio. Avete già smaltito il vostro
pranzo? Bene, è giunta lora di rimettersi in cammino alla volta di
Castel di Lucio, piccolo centro dei Nebrodi a unalzata di sguardo
dal Tirreno. Dovete ripercorrere 4 chilometri in direzione Sperlinga,
al bivio proseguite lungo la provinciale n. 60 e poi, dopo circa 3
chilometri, imboccate una strada secondaria che vi condurrà a Castel
di Lucio. La strada, circa 12 chilometri, è molto accidentata, soprattutto
nel tratto che ricade in provincia di Palermo. Giunti allincrocio
con la provinciale 176 le condizioni viarie ritornano buone e sarete
già a cinque minuti da Castel di Lucio. Il paese è molto accogliente, e vale la pena fare
una breve sosta in piazza a prendere un caffè al bar. Il motivo per
cui vi abbiamo condotto fin qui è per farvi scoprire la Fiumara darte,
un interessantissimo percorso artistico che si snoda nel territorio
del fiume Tusa, composto da gigantesche opere darte definite da Antonio
Presti, mecenate finanziatore e ideatore del percorso, un dispiegamento
di forze artistiche per colmare il vuoto provocato dalluomo moderno
che ha deciso di non esserci. Castel di Lucio ospita ben tre di queste
opere: Il muro della ceramica, realizzato da 40 maestri ceramisti
su un muro della provinciale Castel di Lucio Mistretta; Arethusa,
unopera decorativa realizzata da Pietro Dorazio e Graziano Marini
sui muri della caserma dei carabinieri; e Arianna, un labirinto
opera di Italo Lanfredini. Questultima è sicuramente lopera più
eclatante, non solo per lenormità delle dimensioni, ma anche per
il significato stesso del monumento: un labirinto ad un solo percorso
al quale si accede da unenorme porta (chiara allusione allorgano
sessuale femminile). Entrare nel labirinto è un invito a ricercare
se stessi, la propria dimensione, quasi un rientrare nellutero materno
per poi ritornare a nascere dopo essersi interrogati sulla propria
esistenza. Il labirinto si trova a cinque minuti di strada da Castel
di Lucio, in direzione Pettineo, e vi si giunge deviando dalla provinciale
176. Proseguendo lungo la provinciale, invece, si incontra unaltra
scultura, Una curva gettata alle spalle del tempo realizzata da
Paolo Schiavocampo. Lopera è una sorta di punto ideale che unisce
il passato al futuro che recupera ciò che ha: i luoghi, la quiete,
le cose, le tradizioni, proiettandoli dopo una pausa al futuro. E il caso di continuare il nostro viaggio, la strada
ci porta dritti dritti (a dire il vero dopo qualche curva) a Pettineo.
Il paese, a primo impatto, non lascia certamente una buona impressione,
ma basta addentrasi nel centro storico per rendersi conto di aver
sbagliato valutazione. Ma laspetto più interessante di Pettineo è
di essere sede, ogni anno, di un pezzo di Fiumara darte. Decine
di artisti provenienti da tutto il mondo vi si danno, infatti, appuntamento
nel mese di giugno per dipingere allaperto una tela lunga un chilometro,
stesa nelle strade del paese. Certamente è uno spettacolo da non perdere.
La tela, tuttavia, divisa a sezioni, è poi affidata ai pettinesi affinché
la conservino nelle proprie abitazioni mettendola sempre a disposizione
dei visitatori. Nasce così il Museo domestico di Pettineo, probabilmente
unico al mondo. Il sole comincia già ad abbassarsi, ci dirigiamo
a Castel di Tusa, sul Tirreno. Dopo sei chilometri incrociamo la statale
113 che costeggia il mare da Messina a Palermo, e proprio qui, dove
sbocca il fiume Tusa, scorgiamo proprio sul letto unaltra opera darte,
La materia poteva non esserci di Pietro Consagra, una grande scultura
in cemento alta 18 metri e spessa oltre tre, realizzata in due anni
di lavoro. Manca solo un chilometro per Castel di Tusa. Meta
del nostro viaggio è il museo albergo Atelier sul mare, dove potremo
unire il gusto dellarte (capirete perché entrando) al comfort di
un hotel. E oramai sera, se non siete troppo stanchi potrete
chiedere di visitare le camere darte libere e poi scegliere se dormire
in unopera darte o in una quasi-normale camera dalbergo. Domenica. La nostra giornata comincia proprio
quando avremo deciso di sgusciare fuori dal sogno in cui eravamo immersi.
Adesso cè limbarazzo della scelta fino a quando non si decide di
ritornare a casa. Il nostro consiglio è di fare un salto a Santo Stefano
di Camastra, magari ad acquistare un ricordino in ceramica, e, per
chi ha un po di tempo in più, di scoptire le altre opere della Fiuma
darte. Non è poi così impegnativo. |
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LEONFORTE Diga Nicoletti Procedendo verso Enna, a circa 10 chilometri da Leonforte,
troviamo la diga Nicoletti, un invaso artificiale che non manca di
fascino e interesse. Per gli appassionati delle escursioni, infatti,
tutta larea offre numerosi itinerari naturalistici che, a piedi,
a cavallo o in mountain bike, portano fino alla Riserva naturale dellAltesina.
Il lago è poi meta di pescatori, professionisti e dilettanti, ed è
sede di manifestazioni a carattere nazionale di sci nautico. Feste e manifestazioni In questo periodo si svolgono numerose feste religiose.
Tra tutte è senza dubbio degna di nota quella di SantAntonio di Padova
(13 giugno), il cui fercolo ornato dalle tradizionali tovaglie bianche
appese per devozione passa tra le bancarelle della grande fiera che
si svolge anche nei due giorni precedenti la festività. Per le soste - Agriturismo Canalotto, c.da Canalotto, strada
statale 121 Leonforte-Enna. Tel. 0935 904250 - Pizzeria Ketty, c.so Umberto 476. Tel. 0935
901075 - Pizzeria La piramide, via Pirandello 26.
Tel. 0935 902121 - Trattoria La luna, via Picone 3. Tel. 0935
902786 Per informazioni Comune di Leonforte, tel. 0935 903638 |
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SPERLINGA Bosco di Sperlinga Quasi dirimpetto il centro abitato si sviluppa la
Riserva naturale del Bosco di Sperlinga, una fitta querceta che nasconde
rivoli dacqua dove lepri e altri animali selvatici vanno a dissetarsi.
Tutto il territorio, poi, è caratterizzato da numerose grotte scavate
nella roccia, prime abitazioni di antiche popolazioni. Feste e manifestazioni Il 24 giugno, la festa del santo patrono San Giovanni
Battista. Per le soste - Ristorante a Rocca perciada , S.S. 120
per Nicosia. Tel. 0368 3552143 - Ristorante La Madonnina, c.da Cicera,
S.S. 120 per Gangi. Tel. 0935 643301 Per informazioni Comune di Sperlinga, tel. 0935 643025
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GANGI Parco delle Madonie A pochi chilometri da Gangi si sviluppa lincantevole
scenario delle Madonie. Qui è possibile effettuare escursioni e numerose
attività naturalistiche. Per informazioni rivolgersi allEnte Parco
delle Madonie, tel. 0921 684011. Feste e manifestazioni La processione dello Spirito Santo il giorno dopo
la Pentecoste. Per le soste - Agriturismo Capuano, c.da Capuano. Tel.
0921 644132 - Agriturismo Santa Venera, c.da Monte Lavano.
Tel. 0921 564028 0921 644442 - Ristorante Miramonti, via Nazionale 15.
Tel. 0338 2899464§ - Ristorante La Lanterna, corso Umberto. Tel.
0921 644424 - Ristorante Gangi vecchio. Tel. 0921 644804 - Ristorante Riilla, c.da Riilla. Tel. 0921
689806 - Ristorante Villa Rainò, c.da Rainò. Tel.
0921 644680 Per informazioni Comune di Gangi, tel. 0921 644014
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CASTEL DI LUCIO Parco dei Nebrodi Castel di Lucio rientra nel territorio del parco,
noto per la sua faggeta, i laghetti e le numerose specie di volatili
e mammiferi. In particolare possono essere effettuate escursioni su
Monte Riddu (1346 m), Bosco Giumenta Monte Sambughetti (1558 m)
e Bosco Montagna (1236 m). Feste e manifestazioni Festa della primavera il 27 maggio, sagra paesana
dove è possibile degustare i prodotti tipici di Castel di Lucio, in
particolare le famose provole. In mattinata sono previste escursioni
nei boschi. Per le soste - Agriturismo Antica via del grano, c.da Frassini.
Tel. 0921 384610 0921 384504 (anche camere) Per informazioni Comune di Castel di Lucio, tel. 0921 384127
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PETTINEO Il castello di Migaido E un complesso fortificato appartenuto alla famiglia
Ventimiglia, situato a pochi chilometri da Pettineo sulla provinciale
per Castel di Lucio. Oggi appare più come una masseria, ma a guardare
più attentamente sono ben visibili le strutture dellantica cittadella. Feste e manifestazioni Dal 3 a 5 maggio si svolge la festa della patrona
SantOliva, caratteristica non solo per la festa religiosa in sé ma
anche per la cosiddetta cavalcata, un corteo di cavalieri che affonda
le sue origini nel XVI secolo. A giugno si svolge la manifestazione del Chilometro
di tela. Decine di artisti di tutto il mondo dipingono una tela distesa
lungo le vie del paese. Per le soste - Agriturismo Bosco, c.da Bosco. Tel. 0921 336056 Per informazioni Comune di Pettineo, tel. 0921 336080
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ATELIER
SUL MARE E un albergo unico al mondo le cui stanze sono state progettate da alcuni dei maggiori artisti contemporanei. Alcune di queste stanze sono delle vere e proprie opere darte da visitare e da alloggiare: Sogni tra segni (1994) di Renato Curcio e Agostino Ferrari; Stanza del mare negato (1992) di Fabrizio Plessi; Il nido (1990/91) di Paolo Icaro; La Stanza del profeta, omaggio a Pasolini (1995) di Dario Bellezza, Adele Cambria e Antonio Presti; Trinacria (1993) di Mauro Staccioli; Energia (1992) di Maurizio Mochetti; Stanze della pittura (1996) di Piero Dorazio e Graziano Marini; La stanza della terra e del fuoco (1996) di Luigi Mainolfi; Su barca di carta mimbarco (1993) di Maria Lai; La torre di Sigismondo (1993) di Raoul Ruiz; Linea dombra (1992) di Michele Canzonieri; Mistero per la luna (1990/91) di Hidetoshi Nagasawa
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