ITINERARI

Sotto i monti il mare

 

Itinerari di montagna

di Daniela Musarra

 

Abbiamo attraversato in lungo e in largo il Parco delle Madonie. Chilometri di strada percorsi alla scoperta dei monti che hanno visto nascere la Sicilia. In queste pagine vi proponiamo un itinerario stradale che, partendo da Scillato, penetra nel cuore dell’Appennino siculo.

 

A sentirlo, a pronunciarlo, il termine “Madonie” suona corposo, robusto. Quasi a preparare chi volesse addentrarsi alla scoperta di un’area siciliana che è, in una volta, un complesso montuoso, una pluralità di ambienti naturali e una diversità di culture e tradizioni umane. Ma al tempo stesso un solo unico mondo. Nel 1840, il barone Enrico Pirajno di Mandralisca scriveva: “La Sicilia tutta non offre tanti e sì svariati oggetti, specialmente per la botanica e zoologia, quanto le Madonie sole ne offrono riuniti insieme; né avvi luogo più adatto di quello per contemplare la grandezza della natura...”. Da allora sono trascorsi centosessanta anni, passati due secoli, un millennio, rivoluzioni industriali e stravolgimenti tecnici inimmaginabili, ma le Madonie continuano a conservare il fascino e l’interesse di sempre. Le rocce di questa appendice appenninica risalgono al periodo “Triassico”, sono le più antiche della Sicilia e chissà quali cambiamenti hanno subito e hanno “visto”. Nei circa 40 mila ettari svettano alcune tra le cime più alte dell’isola, come Pizzo Carbonara che, con i suoi 1979 metri è secondo solo all’Etna.

Anche se rappresenta solo il 2 per cento del territorio siciliano, le Madonie ospitano oltre la metà delle specie vegetali della Sicilia, molte delle quali endemiche. Nelle vicinanze di Polizzi Generosa è presente un vero e prorio “reperto vegetale”, l’Abies Nebrondensis, ultimo erede delle foreste che un tempo ricoprivano l’isola.

Fra questi monti, fra questi boschi, inoltre, vola orgogliosa l’aquila del Bonelli. Questo e altro sono le Madonie.

Il nostro viaggio, alla scoperta di questo mondo, comincia a Scillato, la “porta” del Parco delle Madonie per chi percorre l’autostrada A19 Palermo-Catania. Subito dopo lo svincolo autostradale incontriamo questo piccolo centro, visitabile tutto d’un fiato, reso famoso dalle sue arance a dalle copiose acque che da secoli dissetano i palermitani. In passato Scillato era noto anche per i tanti mulini ad acqua che si trovavano spersi nel suo territorio, i cui ruderi tentano oggi di essere attrattiva per i viaggiatori che si addentrano nel Parco.

Lasciato Scillato, cominciamo a percorrere la Statale 643  che porta a Polizzi Generosa. Poco più di 18 chilometri di strada separano i due centri. Questo tratto di strada ci introduce in un’area del Parco interessante non solo per le sue peculiarità naturalistiche ma anche per quelle antropologiche e per i suoi nuomerosi insediamenti rurali, tra cui le cosiddette “Case Firrione”, un affascinante complesso fatto edificare nel Settecento da un nobile spagnolo per adibirlo a residenza principale dei suoi feudi. Comincia, intanto, a delinearsi la vetta della Quacella.

La strada si inerpica sul massiccio su cui poggia Polizzi Generosa, “generosa” forse per la vastità dei paesaggi che da lassù si aprono in ogni direzione. E’ il caso di fermarsi in paese. Percorrere a piedi il centro storico e scoprire le sue caratteristiche vie ben conservate, come le chiese e gli antichi palazzi nobiliari.

Dopo aver goduto dei piaceri della tavola, ci rimettiamo in viaggio: dobbiamo raggiungere Piano Battaglia. Percorriamo perciò la strada provinciale 119 per 12 chilometri fino a Portella Colla (1421 s.l.m.) e da qui proseguiamo a destra sulla provinciale n.54 fino a Piano Battaglia. Qui il nostro viaggio si arresta, ma non finisce. Troviamo posto in una delle strutture ricettive della zona e cominciamo a programmare i due giorni successivi. Intanto è possibile godere dello spettacolo che qui le Madonie offrono: i fenomeni carsici di Pizzo Carbonara, le quercete, la faggeta e i pascoli montani. Se si è fortunati possiamo  avvistare anche qualche animale raro, un’aquila del Bonelli, per esempio. Siamo al centro delle Madonie, siamo nell’area più suggestiva, caratteristica e significativa dell’Appennino siculo. Da qui sono possibili escursioni sul Pizzo Carbonara (1979 m s.l.m.), nel Vallone Faguara, nella Stretta di Canna, al Santuario Madonna dell’Alto,  nell’anfiteatro della Quacella, nel Vallone Madonna degli Angeli, nel Lago di Piano Cervi e nel Fosso Inferno.

Finita la nostra permanenza nel cuore delle Madonie, possiamo incamminarci verso Petralia Sottana. Dista da Piano Battaglia solo 16 chilometri (strada provinciale n. 54) e ospita la sede dell’Ente Parco delle Madonie. Quando vi si giunge, Petralia Sottana appare placida, appoggiata su un digradante versante a 1000 metri sul livello del mare, alla cui sommità un’altra Petralia, Soprana questa volta, sembra ora proteggerla ora dominarla.

Da subito è percepile la caratteristica di questo posto: la pietra, forte, ferrosa ma dai colori caldi. Quella stessa pietra da cui deriva il nome del paese Petrae Lilium, giglio di roccia, quasi una contraddizione che viene subito fugata fin dai primi passi percorsi lungo la via principale, il corso Paolo Agliata. Qui ogni cosa è al suo posto, in una grazia quasi naturale: le strade lastricate sono un tutt’uno con le facciate delle abitazioni, popolari o patrizie che siano, i balconi in ferro battuto si rivestono di coloratissimi gerani e l’ordinario vociare della gente anima ogni angolo della cittadina.  Una sosta ci consentirà di scoprire Petralia prima di continuare il nostro viaggio.

Da Petralia Sottana possiamo raggiungere Petralia Soprana, dista poco più di tre chilometri. Oppure, percorrendo la Statale 120, Castellana Sicula o, in direzione opposta, Geraci Siculo. Le distanze non sono proibitive, solo qualche decina di chilometri e, oltretutto, vale veramente la pena. Il nostro consiglio è di restare a Petralia un paio di giorni, visitando così non solo le Petralie ma anche Geraci Siculo.

Ripartiamo da Petralia Sottana e ci dirigiamo verso Castellana. Mano a mano che procediamo costeggiando, a tratti, il fiume Imera, ci accorgiamo subito che l’ambiente intorno a noi muta anche radicalmente: le rocciose vette cedono il posto alle colline, e i boschi ai campi coltivati e ai pascoli. Castellana è una piccola cittadina che non richiede lunghe soste, a meno che non si voglia approfittare di alcuni siti archeologi presenti nel suo territorio.

Riprendiamo il nostro viaggio lungo la statale 120 che per un po’ ci porta fuori dal perimetro del parco e poi ci conduce prima a Caltavuturo e dopo a Sclafani Bagni imboccando la strada provinciale n. 58. Di particolare suggestione è la Rocca di Sciara che, dai suoi 1080 metri, guarda lo spettacolare panorama delle cime più alte delle Madonie.

Da qui ci rechiamo a Cefalù, da dove possiamo cominciare a percorrere le strade di un altro itinerario che potrete scoprire continuando a leggere le pagine di Sicilia events.

 

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